ORDINE EQUESTRE del SANTO SEPOLCRO di GERUSALEMME
Luogotenenza per l'Italia Centrale


attività della Delegazione Locale di Roma San Marco

20 aprile 2024

Il 20 aprile si è svolto il terzo incontro dell’anno della Delegazione Locale Roma San Marco presso l’Arcibasilica Papale di San Giovanni in Laterano, la mater et caput di tutte le chiese di Roma e del mondo. 

 L’incontro organizzato dal Delegato, Grand’Ufficiale Marco Maria Frontoni in armonia con il Priore Commendatore Monsignor Silvano Rossi, ha visto la gradita presenza del Preside della Sezione Roma e di numerosi Cavalieri e Dame della Delegazione, che insieme ad Aspiranti ed Amici, hanno voluto rivivere l’emozione, unica, della Celebrazione dell’Investitura condividendo alcune ore nella consueta atmosfera di serena fratellanza. 

 Dopo il ringraziamento ai partecipanti da parte del Delegato e del Priore, la Dottoressa Susanna Falabella ha dato inizio, con le sue pregevoli conoscenze e con il suo elegante stile, al percorso di riscoperta della storia dell’arte a servizio della fede dedicato all’Arcibasilica Papale lateranense, nell’anno in cui se ne celebrano i 1700 dalla sua avvenuta consacrazione con papa Silvestro (314-335).
 
La cattedrale del vescovo di Roma, inizialmente intitolata al solo Santissimo Salvatore (e, successivamente, nel IX e XII secolo, anche ai Santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista), era stata fondata solo pochi anni prima, su un’area di proprietà imperiale già in parte occupata dai castra nova equitum singularum (per il corpo, ormai disciolto, delle milizie rimaste fedeli a Massenzio) che Costantino aveva donato a papa Milziade (311-314), a coerente attuazione delle disposizioni contenute nell’editto di tolleranza religiosa sottoscritto a Milano (313). 

 Entro le mura, ma in posizione periferica così da non urtare la suscettibilità di una classe al potere ancora prevalentemente pagana, avevano preso forma, così, la prima basilica cristiana e, in corrispondenza di un impianto termale del II secolo, il vicino battistero. 
 
La trama degli eventi succedutisi nel prosieguo dei secoli avrebbe tessuto la veste preziosa con la quale entrambi gli edifici sarebbero giunti al tempo presente attraversando incendi, saccheggi, restauri di segno e significato diversi o più radicali ristrutturazioni. 

 Per la basilica, che ancora si innalza maestosa sul suo originario impianto a croce latina diviso in cinque navate con transetto poco sporgente, gli interventi più qualificanti si attuarono nel pieno e tardo Medioevo con, in sequenza: la costruzione del chiostro dei Vassalletto; la decorazione a mosaico del catino absidale, opera di Jacopo Torriti e Jacopo da Camerino, ricomposta fedelmente a quell’iconografia a fine XIX secolo per l’avvenuta demolizione e conseguente ricostruzione del nuovo, più ampio, presbiterio; il ciborio di Giovanni di Stefano).  A inizio XV secolo, con la pavimentazione della navata maggiore voluta da Martino V (1417-31); nella seconda metà del XVI secolo con la realizzazione del soffitto a cassettoni della navata centrale e del transetto; infine, a ridosso della metà del XVII secolo, quando, in previsione dell’anno giubilare del 1650, Innocenzo X (1644-55) incaricò Francesco Borromini di restaurare e rinnovare tutto l’interno nel rispetto, però, delle antiche e più venerande memorie, determinando l’avvio di un progetto grandioso, e di alto significato simbolico, destinato a compiersi interamente solo nel primo quarto del XVII secolo. 

 In parallelo, il non distante battistero a pianta ottagonale, proprio intorno alla metà dello stesso secolo XVII, riceveva i suoi ultimi importanti interventi decorativi: un ciclo di dipinti e di affreschi con Storie del Battista e di Costantino per l’invaso del corpo centrale, oltre il cui perimetro si affacciano gli spazi di un antico vestibolo (adeguato ad accogliere, nel XII secolo, le cappelle delle Sante Rufina e Seconda e dei Santi Cipriano e Giustina) e delle cappelle di San Giovanni Battista, di San Giovanni Evangelista e di San Venanzio (detta anche di Santa Maria in Fonte per l’immagine mariana quattrocentesca incorniciata sull’altare) rifulgente dei preziosi mosaici del VII secolo ancora visibili nell’abside e nell’arcata trionfale. 
 
Al termine dell’illustrazione è stata presieduta da Monsignor Silvano Rossi la Santa Messa.  Si riporta la sintesi dell’Omelia. 

Monsignor Silvano Rossi sottolinea come il Vangelo di oggi completi il Vangelo di ieri in cui Gesù parlava ai suoi discepoli dicendo che avrebbero mangiato la Sua carne e bevuto il Suo sangue e concludeva dicendo che se non lo avessero fatto non sarebbero rimasti in Lui e Lui in loro. Inoltre, facendo riferimento all’ultima cena, ricorda che l’unico gesto eclatante che Gesù ha fatto è stato il lavare i piedi ai suoi discepoli. E quando Pietro ha cercato di fermarlo gli ha detto: “Lontano da me Satana, se Io non ti laverò i piedi non avrai parte con Me nel regno dei cieli”. 

Dopo questa premessa, il primo pensiero che Monsignor Rossi oggi vuole trasmettere è il profondo legame tra Eucarestia ed umiltà. L’Eucarestia non è valida e non ha il suo compimento se non nell’umiltà. E l’umiltà non è altro che la conseguenza di quello che Gesù ha detto ai suoi discepoli: “vi lascio un comandamento nuovo, che vi amiate gli uni gli altri come Io ho amato voi”. Ama Dio sopra ogni cosa. Ama il prossimo come te stesso. In questo stanno tutta la legge e tutti i profeti. 

Il prossimo non è solo colui che ci fa del bene, che ci sta vicino e ci è gradito, ma è soprattutto colui che non riusciamo a sopportare, chi pretende troppo, chi ci infastidisce. E Gesù ci dice di amare il prossimo come amiamo noi stessi. Questo è il messaggio. Il nostro rapporto con Dio e con i fratelli è segnato da questo messaggio.

Facendo riferimento alla prima lettera di San Giacomo osserva che se stai per presentare la tua offerta al Signore e ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te devi lasciare la tua offerta ai piedi dell’altare ed andare a riconciliarti e solo dopo presenta la tua offerta. Inoltre, nella seconda lettera, San Giacomo si interroga su come si possa amare Dio che non vediamo se non amiamo il prossimo che vediamo. 

Dio ci ha creato, ci ha amato, ci ha costituito quello che siamo con una intelligenza e donandoci il libero arbitrio. La capacità di decidere quello che è bene e quello che è male. 

“Se vuoi”, ci ripete Gesù. Ciascuno di noi per sapere cosa vuole deve entrare nel proprio cuore. Come ricorda Sant’Agostino, per trovare la verità non chiedere, ma guarda in te stesso, nella profondità del tuo cuore – dove solo tu e Dio vi incontrate – e lì la troverai.  Dentro ciascuno di noi c’è lo spirito della vita che è lo spirito di Dio. Quello spirito che, come dice il libro della Sapienza, sopravviverà a quando la nostra carne diventerà un mucchio di polvere ed allora quello spirito ritornerà a Dio e noi potremo decidere se vorremo seguirlo.

Dio non ci obbligherà nemmeno all’ultimo istante della nostra vita a stare con Lui. Saremo noi a scegliere, saremo noi a dire: ”sei mio Padre”.

Monsignor Rossi conclude facendo riferimento alla parabola del figliol prodigo la quale ci ricorda che con Dio non abbiamo bisogno di discorsi di convenienza per tornare a Lui, ma solo di amore. L’amore che Lui ci dà, l’amore che noi dobbiamo dare a Lui e l’amore che dobbiamo dare a tutti quelli che stanno intorno a noi. 

Spesso parlare è facile, agire è difficile. Saremo capaci di avere tutto questo amore? Vivere il Vangelo, dire di sì non è umano, soprattutto davanti a guerre, morte e malattie; ma tutto va accettato per amore e con amore, ripetendo “Sia fatta la Tua volontà come in cielo così in terra”.

 L’incontro si è concluso in una vicina storica hosteria dove, nel consolidato clima di particolare allegria, serenità ed amicizia, si è svolta la conviviale.

Sabato 27 gennaio 2024 si è svolto il primo incontro dell’anno della Delegazione Locale Roma San Marco – durante il quale è stato festeggiato il 45° Anniversario di Ordinazione Sacerdotale del Priore Monsignor Silvano Rossi – presso la meravigliosa Chiesa di Sant’Agnese in Agone dove, il 21 gennaio 1979, il nostro Priore celebrò la sua prima Santa Messa.


L’incontro organizzato dal Delegato, Grand’Ufficiale Marco Maria Frontoni in armonia con il Priore Commendatore Monsignor Silvano Rossi, ha visto la gradita presenza del Cerimoniere dell’Ordine, del Cancelliere della Luogotenenza per l’Italia Centrale, del Preside della Sezione Roma, del Parroco della Chiesa di San Salvatore in Lauro e di un considerevole numero di Cavalieri e Dame della Delegazione, che insieme ad Aspiranti ed Amici, hanno voluto trascorrere insieme alcune ore confermando un’atmosfera di sincera e serena fratellanza. 


La giornata è iniziata con l’intervento della Dottoressa Susanna Falabella che ha illustrato, con le sue preziose competenze e con la consueta raffinata proprietà di linguaggio, un nuovo percorso nella storia - della fede e dell’arte - dedicato alla Chiesa di Sant’Agnese in Agone, spettacolare protagonista della teatrale scenografia di piazza Navona. 


Era il 21 gennaio dell’anno 305 quando, in uno dei fornici dello stadio agonale di Domiziano, avveniva il martirio della giovanissima vergine cristiana Agnese: sottoposta a supplizi diversi da cui venne risparmiata per interventi provvidenziali, moriva infine per taglio della gola. Il suo corpo veniva sepolto nel cimitero sulla via Nomentana, là dove sarebbe sorta già in età costantiniana una basilica (poi riedificata in dimensioni ridotte da papa Onorio I nel VII secolo), ma sul luogo del supplizio si sviluppava presto la devozione che condusse alla creazione di un edificio di culto, attestato già nell’VIII secolo e ampliato agli inizi del XII con il Papa Callisto II. La chiesa medioevale, con facciata rivolta verso via dell’Anima, veniva quindi riedificata alla metà del secolo XVII quando, con il Pontificato di Innocenzo X Pamphilj, tutto il lato occidentale della piazza diveniva oggetto dell’ambizioso cantiere architettonico funzionale a celebrare la famiglia papale.  

Per l’occasione furono chiamati a confrontarsi – e a scontrarsi – i più grandi protagonisti della stagione barocca: Giacomo e Carlo Rainaldi, Francesco Borromini, Gian Lorenzo Bernini. Valorizzando anzitutto lo spazio di una cripta memoriale del martirio, prese così forma la nuova chiesa, con orientamento ribaltato ma con facciata leggermente arretrata rispetto all’adiacente Palazzo Pamphilj, sviluppata su una pianta a croce greca con braccio trasversale espanso, coronata da cupola e fiancheggiata da due campanili e il cui ottagono centrale interno è preziosamente arredato dagli altari dedicati alla Sacra Famiglia e San Giovanni Battista (il maggiore), ai Santi Agnese, Emerenziana, Cecilia, Alessio, Eustachio, Sebastiano (i laterali), e dal cenotafio di Innocenzo X (sopra il portale di accesso).

Sostenuta dai pennacchi affrescati da un prodigioso Giovan Battista Gaulli (il Baciccio) con le allegorie delle Virtù Cardinali, si innalza la cupola in cui, permeata dalla luce abbacinante che penetra dalle finestre del tamburo e da quelle del lanternino, il fedele può assistere alla Gloria di Sant’Agnese, presentata dalla Vergine a Cristo e a Dio Padre: impresa condotta, non senza difficoltà, dal cortonesco Ciro Ferri e conclusa dal suo allievo Sebastiano Corbellini.

 
Al termine dell’illustrazione, nella Sacrestia Borrominiana, il Rettore della Chiesa Sua Eccellenza Monsignor Paolo Schiavon ci ha accolto amabilmente ed ha sottolineato come la Santità di Agnese sia espressa nella frase riportata nella lapide posta nella cripta “ingressa Agnes hunc turpitudinis locum angelum domini praeparatum invenit” (“ingresso del luogo di turpitudini dove l’Angelo mandato da Dio intervenne a salvare Agnese”). Al termine del saluto il Delegato ha fatto omaggio al Rettore del calendario 2024 della Luogotenenza per l’Italia Centrale.


E’ stata successivamente declinata da Monsignor Silvano Rossi la meditazione sul tema “La testimonianza dei Martiri” richiamandone l’essenza attraverso le parole pronunziate dal Patriarca di Antiochia durante il Convegno Ecumenico del 2016, in cui lo stesso ha evidenziato come le sofferenze dei cristiani siano ad un tempo testimonianza e fonte di beatitudine. di tale meditazione si riporta una sintesi. 

Si calcola che nel mondo vi siano circa 350 milioni di martiri, perseguitati a causa della loro fede. Noi viviamo tranquilli in una società che rispetta le tradizioni, ma al contempo stiamo scivolando in un sonno della coscienza. Non dobbiamo aver paura di essere coerenti con la nostra fede, anche se questo ci può rendere martiri ogni giorno. Dalla coerenza con il Vangelo segue inevitabilmente la persecuzione e il martirio perché siamo chiamati a soffrire con Cristo.
Missione e martirio vanno di pari passo; la vita del credente può comprendere anche l’effusione del sangue, quantomeno in senso spirituale, con la persecuzione. L’origine del termine “martire” ha il significato di testimone e dunque, come discepoli, chiamati ad imitare il Maestro e a testimoniarlo, non possiamo escludere l’eventualità del martirio. Si parla, in questi termini, di martirio rosso per quello di sangue; di martirio bianco, per una scelta di vita ascetica; di martirio verde, quello dei missionari.
Anche oggi il martirio è necessario nel senso di camminare controcorrente per contrastare uno stile di vita fatto di mediocrità e falsità. Infatti, scegliere la Verità del Vangelo è difficile in questo tempo in cui prevale il pensiero debole, il pensiero liquido, specie sul tema della famiglia.
Il credente deve resistere al dogma dell’impossibilità nel raggiungimento della verità. I martiri sono coloro che attraverso la coerenza testimoniano, spesso a caro prezzo, la Verità. Nei martiri ogni vessazione aumenta il loro coraggio.  Dio non vuole credenti tiepidi; la Parola va comunicata nella sua integrità per essere efficace.
Gesù non scende mai a compromessi e solo Lui ha parole di vita. “Signore da chi andremo”? Eppure anche Pietro rinnega il Maestro, ma dal suo pentimento sorge la barca della Chiesa. Non dobbiamo dunque cedere alla paura e alla tristezza che sono i veri peccati. Siamo legati a Cristo dalla sua Passione e dobbiamo offrire le nostre fatiche e sofferenze, legandole a quelle di Gesù.
Sforziamoci di vivere facendo scelte coerenti; la nostra salvezza dipende da questo. Onorare i martiri non significa sminuirne l’amore per la vita ma vivere pienamente senza temere nulla. 

 
Al termine della meditazione è stata presieduta da Monsignor Silvano Rossi la Santa Messa concelebrata da Monsignor Adriano Paccanelli e da Monsignor Pietro Bongiovanni. Nell’omelia il Priore della Delegazione ha ricordato le vittime di tutte le guerre invitando a pregare per la pace che solo Cristo può dare. 

 
La giornata si è conclusa in una vicina storica trattoria dove, nel consueto clima di particolare allegria ed amicizia, si è svolta la conviviale conclusasi con il graditissimo “rito”, il primo di quest’anno, della firma da parte dei partecipanti del calendario 2024 della Luogotenenza per l’Italia Centrale.

Nella giornata di sabato 15 aprile 2023 si è svolto il terzo incontro dell’anno delle Delegazioni Locali Roma San Giovanni e Roma San Marco che, nello spirito di condivisione e fraterna amicizia che anima le Consorelle e i Confratelli dell’Ordine, è consistito in un pellegrinaggio congiunto, sulle orme di San Benedetto, presso i suggestivi monasteri benedettini di Subiaco.  

L’incontro, organizzato dai Delegati Dama di Commenda con Placca Daniela Forniti e Grand’Ufficiale Marco Maria Frontoni, in armonia con i Priori delle Delegazioni Locali Commendatore Padre Pierre Paul O.M.V. e Commendatore Monsignor Silvano Rossi, ha visto una folta presenza di Cavalieri e Dame – tra i quali il Cancelliere della Luogotenenza per l’Italia Centrale, Grand’Ufficiale Stefano Petrillo, ed il Preside della Sezione Roma, Cavaliere di Gran Croce Lorenzo de Notaristefani – assieme ad Aspiranti ed Amici desiderosi di trascorrere una giornata, in clima di spiritualità e fraternità, nelle coinvolgenti atmosfere del Monastero di Santa Scolastica e del Monastero del Sacro Speco di San Benedetto.

Al loro arrivo, le Dame e i Cavalieri sono stati accolti da S.E.R. Dom Mauro Meacci O.S.B., Abate Ordinario di Subiaco, il quale ha prima illustrato la storia della presenza benedettina nella valle dell’Aniene e, successivamente, ha presieduto la Santa Messa.

Il Padre Abate, a conclusione dell’omelia inerente al Vangelo di Marco [16,9-15] proclamato durante la Santa Messa, ha augurato ad ognuno dei presenti che la celebrazione dell’Eucarestia, ossia la presenza di Gesù in mezzo a noi, sia ogniqualvolta una ricarica di energia spirituale che faccia comprendere ancor meglio il senso della dichiarazione di fede “Gesù vero Dio e vero uomo” e, di conseguenza, sia guida nella preghiera reciproca e nell’impegno per i giorni futuri.

Al termine della Celebrazione Eucaristica, le Dame e i Cavalieri, guidati da Dom Mariano Grosso, hanno visitato il Monastero di Santa Scolastica, il solo dei dodici monasteri voluti da San Benedetto che è sopravvissuto ai terremoti e alle distruzioni saracene ed unica presenza monastica a Subiaco fino alla fine del XII secolo.

Il complesso di edifici è caratterizzato da tre chiostri di epoche diverse: un chiostro rinascimentale del XVI secolo, un chiostro gotico del XIV secolo e un chiostro cosmatesco del XIII secolo. Completano il complesso il campanile del XII secolo e la chiesa attuale, del 1700, ultima di ben cinque chiese stratificatesi lungo i secoli.

Nel 1465 due chierici tedeschi, Pannartz e Sweynheym, impiantarono nel complesso monastico la prima tipografia italiana, arricchendo in tal modo la biblioteca già esistente di incunaboli e di libri di grande valore. 

Al termine della visita al Monastero di Santa Scolastica ci si è ritrovati nella Foresteria per l’incontro conviviale vissuto, come consueto, in un clima di serena fratellanza ed allegria. Nel pomeriggio le Dame e i Cavalieri hanno raggiunto il Monastero del Sacro Speco di San Benedetto. Ad accoglierli Dom Maurizio Vivera, Priore del Monastero, e Cecilia Trombetta, Cancelliere dell’Abbazia territoriale di Subiaco, la quale, grazie alle sue descrizioni straordinariamente dettagliate ed avvincenti, ha guidato il gruppo attraverso gli emozionanti ambienti del Monastero che si compone di due chiese sovrapposte e di molteplici cappelline che seguono l’andamento della parete di roccia a cui la struttura è addossata.

In particolare, la chiesa inferiore custodisce la grotta in cui San Benedetto trascorse i suoi tre anni di vita eremitica e rappresenta il cuore spirituale del Monastero. I cicli pittorici, del XIII e XIV secolo, sviluppano i temi della Passione di Cristo, della vita della Madonna e della vita di San Benedetto. Tra tutti risalta il più antico ritratto esistente di San Francesco di Assisi che raggiunse Subiaco nel 1223 al seguito del Cardinale Ugolino futuro Papa Gregorio IX. 

Nel tardo pomeriggio il gruppo ha fatto rientro a Roma dopo aver trascorso una giornata caratterizzata da un evidente e tangibile spirito di fratellanza.